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Codice Rosso – Una settimana di emergenza

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Pico 2

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Il servizio meteo aveva preavvisato la Protezione Civile che per la settimana dal 6 all’11 Febbraio sarebbe arrivato sull’Emilia Romagna un fronte di aria gelida proveniente dalla Siberia, con forti nevicate anche in pianura e temperature fino a -15°. In verità dal 29 Gennaio si erano succeduti tredici giorni di rovesci e bufere e non c’era mai stata una tregua. C’erano mucchi di neve ai lati delle strade, accumulati dagli spazzaneve, e il termometro non aveva raggiunto gli 0° nemmeno in pieno giorno, rimanendo sempre al di sotto. Secondo gli esperti, la successiva ondata di neve, gelo e vento sarebbe stata più intensa e rigida delle precedenti. Il Centro Operativo Misto, creato a supporto dei Comuni della Bassa, mise in allerta tutte le Associazioni di Volontariato presenti sul territorio, fra cui la Croce Blu. Bisognava predisporre un piano di emergenza per il Pronto Soccorso. Il venerdì precedente l’evento era già tutto programmato: i volontari A.N.P.A.S. avrebbero coperto tutti i servizi settimanali, svolgendo turni sulle 24 ore. Il lunedì successivo fu una giornata di sole e di ghiaccio, senza particolari emergenze. Vittorio entrò in servizio alle 7 e nella sala di sosta dell’equipaggio incontrò i colleghi del turno di notte. Scambiò con loro qualche battuta. Avevano ricevuto poche chiamate, non c’erano stati problemi, adesso dovevano andare a lavorare. Il traffico risultava regolare e non si segnalavano incidenti stradali gravi. La neve era attesa per l’indomani, quando le nubi della vecchia perturbazione sarebbero state ricacciate da un’altra in arrivo. Il martedì incominciarono a cadere i primi fiocchi verso le 4 del mattino. I mezzi spargisale entrarono in funzione sulle vie principali e nei sottopassi. Si succedettero varie bufere di neve intensa, la temperatura si manteneva a -5°. Il flusso del traffico era rallentato, ma non paralizzato. Gli spazzaneve incominciarono a liberare le strade. Il sindaco dispose la chiusura delle scuole. Erano già caduti molti centimetri di neve quando Vittorio prese servizio; una tormenta di fiocchi densi e ghiacciati,  che si depositavano in una massa soffice e farinosa. Stavolta non trovò nessuno nella saletta: erano accorsi con l’ambulanza P.1 in via Guagliumi, allertati dal 118. Otto intossicati da monossido di carbonio a causa di una caldaia guasta. Varie “Croci Blu” della Bassa Modenese avevano messo a disposizione le loro ambulanze. Ora c’era la richiesta di trasporto di una ragazza dello stesso nucleo familiare, ma in condizioni di salute meno preoccupanti. Vittorio e Giancarlo partirono in codice rosso con l’altro mezzo, l’ambulanza P.2. Trovarono i vigili del fuoco del Comando di Roverbella che effettuavano indagini in un appartamento al primo piano del civico 27. Alle 5 era stata segnalata la richiesta di soccorso per un ventenne extracomunitario in condizioni gravissime, che aveva ricevuto cure di prima assistenza al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino e poi era stato inviato d’urgenza al reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Fidenza, dotato di camera iperbarica. Qui erano stati inviati anche gli altri intossicati meno gravi: una donna incinta di 28 anni, tre bambini e due giovani. Erano originari del Kossovo, in Italia da due anni. La ragazza che avrebbero dovuto portare all’ospedale di Fidenza era cosciente e in grado di reggersi in piedi, ma provava stordimento e nausea. Di media statura, in jeans e piumino, un berretto di lana azzurro sui capelli neri. La fecero salire sul mezzo, la distesero sulla barella e le fecero indossare la mascherina dell’ossigeno, secondo le disposizioni del medico. Poi partirono a sirene spiegate verso il casello di Carpi. A22, Campogalliano, A1, Reggio Emilia. Traffico abbastanza scorrevole, velocità 120 Km orari, ma neve sempre più intensa e visibilità ridotta. Ovunque mezzi per la pulizia dell’autostrada, che costringevano a evoluzioni strategiche. Parma, poi uscita a Fidenza. Erano in viaggio da 80 minuti. L’ospedale distava circa due Km dal centro urbano ed era collocato in aperta campagna, in località San Secondo. Forse perché era stato ultimato da poco tempo, era difficilissimo da raggiungere a causa della mancanza di cartelli indicatori. Impiegarono mezz’ora per districarsi fra le stradine provinciali e comunali, cercando segnali nella neve e sbagliando anche direzione. Il contrattempo esasperò Vittorio. Alla fine lo scorsero, avvolto dalla bufera: modernissimo, ampio, efficiente, ma… senza tabelle segnaletiche. Chiesero dove si trovasse la camera iperbarica, ma ottennero solo risposte vaghe. Anche il personale sanitario era evidentemente nuovo dell’ambiente. Vittorio avvertì un nuovo innalzamento di pressione. Si impose la calma. Alla fine, dopo un’ulteriore piccola odissea, riuscirono a raggiungere la meta, scorgendo la minuscola targhetta del Dipartimento di Emergenza-Urgenza vicino al Pronto Soccorso. Si diressero verso il reparto e affidarono la paziente al medico responsabile. Più calmi e sollevati, ripartirono. Parma, Reggio Emilia, Campogalliano. Una chiamata sul suo cellulare. Giovanna era bloccata a Bologna ed erano stati soppressi tutti i treni regionali per il ritorno. Le disse di non preoccuparsi, di uscire un’ora prima dal lavoro e di aspettare nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria l’evolversi della situazione. Le raccomandò di tenerlo aggiornato. Carpi, San Martino, Ponte Nuovo, Borgo Furo. Ecco la sede. Erano le 14. Mezz’ora per la sistemazione dell’ambulanza, dello zaino e dei presidi sanitari. L’altro turno era già in servizio. Salutò Giancarlo e la centralinista. A casa Martina aveva liberato il cortile per la seconda volta. Ogni due ore bisognava spalare la neve, per permettere al cancello automatico di aprirsi. Il telegiornale parlava di nevicate da record nel Nord e nel Centro. Erano previsti giorni di freddo “siberiano”e di disagi nella circolazione dei mezzi pubblici e privati. Raccontò alla moglie la situazione della figlia, col risultato di metterla in agitazione. Alle 16 Giovanna ritelefonò: era preoccupata per l’aggravarsi della nevicata. Le consigliò di lasciare il lavoro in anticipo, per poter usufruire nel pomeriggio di qualche treno per il ritorno. Alle 16.50 il treno regionale per Poggio Rusco era stato cancellato. Giovanna avrebbe seguito l’evolversi della situazione e lo avrebbe tenuto informato. Incominciò una lunga attesa. Erano caduti 40 centimetri di neve in 24 ore. Lentamente calava la sera; la temperatura era ormai a -10°. Il servizio meteo annunciava altra neve in arrivo per il giorno successivo e temperature rigide per tutta la settimana. Nuova telefonata. Caos ferroviario; forse sarebbe partito il treno delle 19.40. Vittorio chiese alla figlia se non era meglio per lei rimanere in città, affittando una camera in un albergo. Avrebbe potuto farsi ospitare da un’amica, – rispose lei -  ma solo come soluzione estrema. Martina lo guardò, senza parlare. "Non succederà niente” - la rassicurò con tono volutamente calmo- "Lo sai che sa cavarsela! Al massimo tornerà tardi!” Lei rimase in silenzio. Il silenzio era la sua estrema espressione di angoscia. Lui decise di non drammatizzare. Meglio aspettare. Alle 20 Giovanna si trovava sul treno regionale delle 19.40, fermo al Piazzale ovest. Era salita, ma non era sicura che sarebbe partito. Le informazioni erano di un forte ritardo. Il telegiornale continuava a trasmettere notizie di traffico ferroviario paralizzato e di difficile circolazione delle auto a causa dello strato di ghiaccio che si stava formando sulle rotaie e sulle strade. Molti invocavano l’ intervento della Protezione Civile. Alle 21 Giovanna comunicò che il treno era ancora fermo in stazione, ma che lei aveva deciso di accettare un passaggio in auto da una sua amica, Renata,che aveva incontrato per caso. In quel momento era a bordo della sua auto, diretta verso casa. Insieme a lei, altre due amiche di San Giovanni in Persiceto. Procedevano con prudenza, a causa del ghiaccio, ma ce l’avrebbero fatta. Alle 23 era tornata a casa e telefonò di nuovo per rassicurarli. “Mi hanno informato che il treno è partito qualche minuto fa e che sta facendo la prima fermata! "– disse ridendo. Era stanchissima, adesso si sarebbe rifocillata e poi sarebbe andata a dormire. Era tutto finito, finalmente. Martina era riconfortata. Le raccomandò di non andare al lavoro l’indomani. “Domani devo riprendere il servizio alle 7. Adesso vado a riposare; ciao, buonanotte" disse Vittorio alla figlia. Che giornata! I notiziari segnalavano che il peggio era atteso per giovedì e consigliavano alla gente di non muoversi da casa se non per gravi necessità. Vittorio doveva recuperare le forze per la mattina dopo. Sotto le coperte, si rilassò e cadde in un sonno profondo.
Franca

Franca

Appassionata di storia, è stata insegnante di Lettere alle scuole medie dal 1975 al 2011, quando è andata in pensione.
Scrive racconti, si occupa di volontariato e ha un grande amore per le piante e i fiori.
Autodidatta nella coltivazione delle piante, si impegna a mantenere un approccio bio nella cura del giardino.
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