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Racconti

Il professore (II parte)

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Cornetto - Il Professore

Il cornetto del professore

Giulio era davvero stupito. Il padre era entrato in casa ammutolito ma visibilmente contento, gli si era avvicinato e per un minuto era rimasto senza parole, cercando il modo di dargli la notizia. Il Professore aveva chiesto che lui si recasse all'Università per dargli un lavoro. Non sapeva cosa pensare. Quell'uomo gli dava un senso di disagio e in parte di ripugnanza, con quel modo di tenere il labbro inferiore leggermente penzolante a causa della perdita dell'elasticità della pelle. Sembrava proprio un piccolo sacchettino pieno d'acqua pronto a rovesciarsi. Se pensava al Professore, gli venivano in mente quel sacchettino e quelle spalle ricurve. Gli anziani di solito mettono tenerezza, ci spingono al rispetto, grazie all'aspetto segnato dall'età che li fa sembrare vulnerabili e che esprime la sofferenza e l'esperienza di una vita intera. Dietro quelle spalle ricurve, invece, Giulio vedeva uno scudo per nascondere le malefatte, le crudeltà: era un pensiero che gli veniva così, senza sapere se mai il Professore si fosse macchiato di atti riprovevoli o crudeli (la crudeltà, del resto, conosce diversi gradi come ogni cosa: si può essere crudeli anche dando un calcio a un cane senza gravi conseguenze, non solo commettendo un illecito o un crimine. Ma quando una persona dimostra crudeltà, quello è: una persona crudele. Il grado che la caratterizza può aumentare o diminuire, ma mai sparire.) Dopo il diploma aveva trascorso le vacanze aiutando il padre con le mansioni della portineria e dedicandosi ad un po' di divertimento con gli amici. Quasi tutti avevano già un lavoro, di solito con il padre, o stavano pensando all'università. Lui all'università non ci aveva mai pensato perché avrebbe significato dover pesare sulle spalle del padre per ancora altri quattro-cinque anni. E poi, non sentiva di avere particolari doti, né particolari interessi. Non ancora, almeno. La notizia del lavoro offerto dal Professore venne accolta con timore, perché avrebbe significato sentire quel senso di disagio continuo per tutta la giornata lavorativa, sapendo di andare a casa e vivere a pochi piani di distanza dal datore di lavoro (se ci si pensa, è piuttosto angosciante essere così sotto pressione, no?), ma anche con sollievo: Giulio non conosceva nessuno che potesse raccomandarlo per un lavoro come accadeva per tutti, né suo padre era nella posizione di potergli trovare un impiego sicuro. Il giorno successivo, dopo il cornetto e il giornale, il Professore gli disse che lo aspettava alle 11 all'Università, presso l'ufficio amministrativo. Prese lo scooter e partì col cuore a mille, chiedendosi come sarebbe potuto essere l'impiego. “Segretario di progetto”. Si trattava di un contratto a progetto legato ai fondi di ricerca delle due dottorande del professore. In teoria, doveva occuparsi delle necessità logistiche delle due ragazze in caso di viaggi e richieste di autorizzazioni per gli esperimenti. Nella realtà, le ragazze sapevano perfettamente arrangiarsi grazie all'aiuto dell'assistente del Professore, Liliana, e quello che invece competeva a lui, Giulio, era seguire e riverire il Professore in tutte le sue attività. Cioé, mentre stava seduto alla scrivania nel suo ufficio a guardarsi intorno con aria assente. Era un segretario personale. Così come portava il cornetto insieme al giornale al mattino, allo stesso modo durante il giorno si occupava di prenotare la cernia per il pranzo, di leggere e rispondere alle e-mail, di fare fotocopie, di prenotare i viaggi alla società scientifica, ai congressi o alle varie premiazioni di colleghi ed amici, per approfittare dei cinque minuti di notorietà per comparire nelle fotografie. Infatti, una delle più strane mansioni che Giulio doveva espletare ogni giorno era di scoprire con abilità da giornalista se tra le conoscenze del Professore c'era qualcuno che aveva vinto un premio o che doveva incontrare una celebrità (dal presidente della Repubblica a un noto scienziato straniero): l'importante era che fosse garantita la presenza di almeno un giornale nazionale o della televisione (anche quella, non proprio locale ma almeno di portata regionale). Uno dei colleghi del Professore che Giulio spiava più frequentemente era Francesco, l'amico di tutta una vita. In quegli anni Francesco si era ammalato gravemente e continuava a trascorrere periodi in ospedale per curarsi. Il male sembrava allontanarsi per un breve periodo, ma dopo pochi mesi era di nuovo da capo, a fare la spola tra l'università e l'ospedale. Nonostante questo, Francesco non si dava per vinto, forte del sostegno della famiglia e della forza d'animo che lo spingeva a continuare la ricerca. Era il lavoro che gli dava una forte spinta, ma soprattutto il fatto di essere stato in grado di circondarsi da ricercatori davvero promettenti, che cercava di spronare ad essere sempre corretti e precisi nel proprio lavoro. Giulio aveva visto, fin dai primi mesi, quanto fossero in gamba questi ragazzi e come il Professore, che riusciva sempre a risultare nei loro gruppi di ricerca, approfittasse dei loro risultati per ottenere prestigio personale e un gran numero di citazioni in altri articoli. Essendo infatti un “coautore” di maggiore anzianità, il suo compariva se non tra i  primi tre nomi degli autori, almeno tra i primi cinque. In questo modo, i maggiori portali di biblioteche online segnalavano anche il suo nome, senza che lui facesse nulla. Molto aiuto gli era arrivato da Liliana, l'assistente del Professore. Entrambi condividevano un destino di riconoscenza verso quell'uomo orrendo: lei, infatti, era stata aiutata fin da ragazza  perché il Professore conosceva i suoi genitori, morti in un incidente stradale quando era adolescente. L'aveva seguita nei suoi studi e le aveva fatto da relatore della tesi. Le aveva offerto una borsa di dottorato e poi l'aveva fatta assumere come ricercatrice: era davvero molto brava, molto meticolosa e se la cavava bene anche con la burocrazia, cosa che per il Professore presupponeva troppo studio, troppa fatica, troppo impegno. Tutte cose alle quali non era abituato. Giulio contava su Liliana e le sue dritte: se il Professore si esprimeva senza far capire bene cosa intendesse domandare, lei gli dava dei piccoli suggerimenti. Ad esempio, capitava che il Professore telefonasse quando si trovava altrove e chiedesse se c'erano novità: le novità, secondo Liliana, erano appunto quegli avvenimenti che coinvolgevano colleghi del Professore nel corso di un avvenimento molto importante. La prima volta non fu per niente facile. Come sempre, Giulio aveva chiamato tutti i giornali e guardato le notizie online. Aveva anche cominciato a prendere contatto con i collaboratori e segretari dei colleghi del Professore, giusto per rendere le cose più semplici: meglio una notizia proveniente dallo staff, certa, sicura, confermata, piuttosto che una notizia poco chiara o legata ad un semplice comunicato stampa. Quel giorno, Liliana era con lui in ufficio a sbrigare faccende burocratiche per il Professore. Giulio aveva appena avuto notizia dal segretario di un altro professore molto attivo nella ricerca e nella divulgazione che questi sarebbe stato chairman in una Tavola Rotonda di un congresso nazionale al quale erano state invitate le maggiori testate giornalistiche e tutte le televisioni nazionali. Una notizia “da CERN”, come la chiamava Liliana scherzando. Giulio chiamò il Professore, lo informò della notizia e prese nota delle cose da fare, prima tra tutte trovare un trasporto le cui spese si potessero scaricare sulla società scientifica o sui fondi di ricerca. Il Professore, infatti, era sempre alla ricerca di passaggi a scrocco. Giulio non sapeva davvero come fare. Si trattava di attraversare praticamente tutta l'Italia e fargli raggiungere una località montana che certo non era vicina a nessun aeroporto. Conoscendo il Professore, che non si sarebbe mai abbassato a prendere un treno neppure se minacciato di morte, si chiese dove potesse trovare i fondi per pagare sia l'aereo che l'auto blu per il trasporto. Liliana allora gli suggerì di chiamare la società scientifica, chiedendo di parlare con il presidente. Il presidente non c'era, così dovettero redigere insieme una mail in cui informavano il presidente dell'importantissimo congresso nazionale al quale il Professore avrebbe senz'altro dovuto partecipare in qualità di rappresentante della società, che non poteva certo mancare ad un simile evento, soprattutto in questi tempi in cui i fondi e le vendite delle riviste stavano conoscendo il minimo storico. Il presidente aveva accolto con piacere la notizia. Era risaputo che il Professore non era affatto apprezzato dal presidente della società, ma veniva comunque tollerato a causa del gran numero di voti con i quali veniva sempre eletto nel Consiglio. Chissà dove li trovava, quei voti... Ad ogni modo, erano pur sempre periodi di magra e la risposta del presidente fu che senz'altro il Professore avrebbe dovuto andare al grande evento, ma avrebbe dovuto spostarsi in treno perché la società non poteva sostenere una spesa così alta per il trasporto,  né con un'auto blu, né con un taxi. Quando Giulio riferì la risposta al Professore, quest'ultimo non ne era rimasto affatto contento. Come si permetteva quel novellino ignorante e pezzente del presidente di negargli il trasporto che meglio si addiceva al suo prestigio? Giulio temeva che gli venisse un colpo, tanto il vecchiaccio si era arrabbiato. Eppure, stava sopravvivendo anche a quello. Poco male se doveva prendere dei treni (regionali, tra l'altro!!!): c'era la tv. Bisognava andare per forza. Giulio allora si mise in moto: chiamò l'agenzia di viaggi, fece prenotare il biglietto aereo e si accordò per andare a ritirare i cinque biglietti andata e ritorno per gli altrettanti treni che il Professore avrebbe dovuto prendere per arrivare. Per uno che non sapeva trovare il forno di fronte a casa, come poteva essere possibile che riuscisse a prendere tutte e cinque le coincidenze, da solo, sia all'andata che al ritorno? Giulio si concesse un ghigno con grandissima soddisfazione. Non c'era più nessuno in ufficio, eppure dopo un attimo si ritrovò a guardarsi alle spalle, come se il Professore potesse vederlo da lontano. Gli venne un brivido. Arrivò il giorno della partenza. Il Professore si era messo il vestito confezionato a mano dal sarto di fiducia (l'unico che riuscisse a contenere e rendere meno appariscente l'orribile gobba che la curva delle spalle stava creando), aveva preso la valigina con il necessario per la toeletta che Giulio gli aveva preparato, aveva ripassato con Liliana per cinque volte l'ordine di convalida dei biglietti, quali treni avrebbe dovuto prendere una volta arrivato a Roma all'aeroporto, quali fossero le destinazioni di ciascun treno. Giulio e Liliana lo guardarono partire, tutto storto, salendo sul taxi per l'aeroporto. Non ebbero notizie per molte ore. Supposero stesse andando tutto bene. Gli avevano anche caricato il cellulare, aggiunto del credito, inserito i numeri di emergenza. Alle 23.50 di quello stesso giorno, Giulio ricevette una telefonata. Era il Professore. Doveva prendere un treno per Modena, ma aveva letto male il tabellone e aveva preso un treno che lo aveva lasciato a Modane. Era bloccato alla stazione e non sapeva come tornare indietro, perché non sapeva da dove partissero i treni che potevano riportarlo sui suoi passi per arrivare entro il giorno dopo al congresso. Giulio chiamò Liliana, si fecero delle grosse risate insieme per almeno un quarto d'ora, poi si misero all'opera dall'ufficio del Professore per trovargli, innanzitutto, una sistemazione per la notte a Modane. Gli trovarono un albergo per la modica cifra di 250 euro a notte. Lo fecero raggiungere da un taxi che l'albergo, fortunatamente senza costi aggiuntivi, aveva fatto mandare alla stazione con tanto di cartello con il cognome del Professore. Il giorno dopo, a spese della società, riuscirono a trovare un'auto blu che lo portasse alla sede del congresso, dove arrivò comunque tardi per le grandi dichiarazioni ai telegiornali e dove riuscì a dire due parole, stravolto, in occasione della chiusura dei lavori. Nessuno lo vide, non riuscì nemmeno a comparire in una fotografia. Il suo intervento non venne nemmeno riportato negli Atti. Totale delle spese sostenute: 3250 Euro.
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